Diventare genitori è una grande avventura che ci pone di fronte a noi stessi, ai nostri limiti e alle nostre risorse.

Spesso si parla di “come educare i figli”, ma il punto fondamentale è “come possiamo rieducare noi stessi”?

Tutti noi diciamo ‘ESSERE GENITORE’ e non ‘FARE IL GENITORE’ perché sappiamo bene che per crescere dei figli non basta educarli ed accudirli, ma è necessario vivere con loro la quotidianità sapendoli ascoltare, comprendere e sostenere. In una parola: essere in relazione!
Nel momento in cui un genitore si relaziona con i propri figli mette in gioco tutto se stesso, che ne sia consapevole o no, e fa riferimento ad una serie di riflessioni, pensieri ed emozioni del tipo:
– cos’è giusto o sbagliato insegnare?
– i modelli educativi che ho imparato, che ritengo positivi e che ripropongo?
– gli errori che mi attribuisco e che non vorrei mai che i miei figli ripetessero?
-da cosa vorrei proteggerli?
– sono un bravo genitore?
– ecc.

Ogni fase della vita dei figli richiede dei cambiamenti anche nel nostro ruolo di genitori, e non è sempre facile. Ci sono genitori che si sentono più a loro agio con neonati da accudire e coccolare e genitori che si sentono più a loro agio con figli più grandi con cui interagire, ci sono genitori che vengono messi in difficoltà dalle sfide dell’adolescenza e genitori invece che soffrono maggiormente il distacco dell’inizio della scuola o dell’uscita di casa di un figlio.

Spesso la prima cosa che possiamo fare è riflettere sul “come” ci stiamo mettendo in relazione, piuttosto che riflettere su ” cosa succede a mio figlio?“. Spesso infatti siamo portati ad attribuire a loro le colpe dei cambiamenti, ma non ci chiediamo cosa possiamo fare noi genitori per cambiare insieme a loro.

In genere le risorse positive di ciascuno, genitori e figli, sono sufficienti a far si che nella famiglia ci sia rispetto, ascolto e comprensione sufficienti per una vita insieme armoniosa. Tuttavia nel percorso evolutivo familiare possono presentarsi dei momenti di difficoltà che spiazzano e disorientano.
I genitori in difficoltà di fronte ai propri figli spesso pronunciano frasi del tipo:
– Non lo riconosco più.
– Non riusciamo più a gestirlo.
– Non capisco perché mi dice queste cose, avevamo un rapporto così bello.
– Sono preoccupato per il suo futuro, le cose potranno peggiorare?
– Dove abbiamo sbagliato?
– Come dobbiamo comportarci?
– È colpa nostra?

– Fa quello che vuole, non riesco ad impormi

Queste frasi rispecchiano lo stato emotivo di profonda angoscia e la confusione che regnano sovrane nelle menti e nei cuori di quei genitori che vivono un rapporto conflittuale e problematico con i propri figli.

 

In un percorso di sostegno alla genitorialità impareremo a trasformare quelle domande in:

  • che cosa non capisco di mio figlio?
  • perchè sta facendo quello che fa? che senso ha per lui?
  • qual’è il problema per me?
  • che cosa mi mette in difficoltà?
  • di cosa ho bisogno io come genitore?
  • che cosa non va nella nostra relazione?
  • la nostra relazione tiene conto sia dei miei che dei suoi bisogni?

 

IL SOSTEGNO ALLA GENITORIALITA’ è volto a  rendersi consapevoli delle risorse positive su cui lavorare insieme,  trovare nuove strategie per gestire le situazioni problematiche,  modificare aspetti della comunicazione e comportamentali per introdurre nella relazione reciproca maggiore rispetto, comprensione e sostegno emotivo.

Presso il suo ambulatorio a Bassano del Grappa la psicologa riceve coppie di genitori che si interrogano sulle loro capacità di essere dei “buoni genitori”.

 

“Non è utile essere genitori perfetti ma essere genitori affidabili”